Elettrostatica - Bottiglie di Leida
Grande bottiglia di Leida
SCHEDA TECNICA
INVENTARISTATO
Due grandi bottiglie di Leida
Due grandi bottiglie di Leida
1818Nº //
1838Nº //
P.A.Nº //
1870267
1925b87
Incompleto
Integro
Funzionamento NV
Dimensioni
MATERIALI: ottone, stagno, legno, vetro
BIBLIOGRAFIA & PRESTITI
DATABASE
Datazione: 1868 - 1874
Nel Museo A. M. Traversi - Vetrina O
Descrizione          Funzionamento: spiegazione - verifica          Testi&Curiosità


Immagine, Malfi, © D 2008
Fonti
Jamin J. (1880) pag. 319, fig. 254
 

La cosiddetta bottiglia di Leida era l'antico nome con cui veniva chiamato e soprattutto realizzato fisicamente un componente diffusissimo in quasi tutti i circuiti elettrici: il condensatore.

I progressi della conoscenza dell'elettricità e del magnetismo sono caratterizzati talvolta dalla scoperta accidentale di un certo fenomeno, destinato poi ad avere interessanti applicazioni pratiche o ad aprire nuovi rami della ricerca. La scoperta del condensatore ne è un esempio. Nel contesto di esperimenti finalizzati a elettrizzare l'acqua contenuta in una boccia di vetro nel 1745 venne scoperta contemporaneamente da Ewald Jurgen von Kleist (1700?-1748) in Germania e da Pieter van Musschenbroek (1692-1761) a Leida (Olanda) la possibilità di accumulo della carica elettrica tra due conduttori separati da un isolante (dielettrico). Il nome del nuovo oggetto elettrico trae origine dagli scritti (1746) dell'abate Jean-Antoine Nollet (1700-1770).

Dopo che Nollet sostituì l'acqua all'interno con foglie di stagno o di altri metalli buoni conduttori, la bottiglia di Leida venne realizzata in varie forme: ad armatura fissa, a giara (come lo strumento esposto) e ad armatura mobile. Dall'Inventario del 1870 si apprende che in origine le bottiglie erano due: una è andata perduta.

Il contenitore di vetro ha le due superfici ricoperte per circa 2/3 con foglie di stagno (armature). Un'asta di ottone passa attraverso il coperchio di legno che chiude il cilindro di vetro e comunica, tramite una spirale di filo d'ottone, con il fondo del contenitore (anch'esso ricoperto di stagno). La bottiglia veniva caricata toccando con la sfera (bottone) il conduttore positivo della macchina elettrica e collegando la superficie esterna con il suolo utilizzando una catenella metallica.