Meccanica dei fluidi - Gas
Crepavescica in ottone
SCHEDA TECNICA
INVENTARISTATO
Un congegno di ottone foggiato a tronco di cono per dimostrare alcuni effetti della pressione dell'aria
Un congegno di ottone foggiato a tronco di cono per dimostrare alcuni effetti della pressione dell'aria
Crepavescica in ottone
Crepavescica in ottone
1818555
1838405
P.A.Nº //
187066
1925a53
Completo
Integro
Funzionante D
Dimensioni
MATERIALI: ottone, mastice
BIBLIOGRAFIA & PRESTITI
DATABASE
Datazione: 1829 - 1830
Nel Museo A. M. Traversi - Vetrina D
Descrizione          Funzionamento: spiegazione - verifica          Testi&Curiosità


Immagine, Malfi, © D 2008
Fonti
Clerc A. (1885) pag. 207, fig. 147
Drion Ch. - Fernet E. (1877) pag. 92, fig. 147
Ganot A. (1861) pag. 88, fig. 147
Ganot A. (1883) pag. 92, fig. 147
Jamin J. (1880) pag. 108, fig. 147
Matteucci C. (1847) pag. 78, fig. 147
Murani O. (1906) Vol. 1, pag. 287, fig. 147
Nollet J.A. (1762) Vol. 3, pag. 134, fig. 147
Ròiti A. (1908) Vol. 1, pag. 225, fig. 147
sGravesande G. J. (1742) Vol. 2, pag. 607, fig. 147
 

L'apparato è di una semplicità unica. Si tratta di un tronco di cono in ottone. Il nome dato allo strumento è il risultato della semplificazione descrittiva che caratterizza l'Inventario del 1876 rispetto ai due Inventari precedenti. Infatti il dispositivo figura nell'Inventario del 1818 come: "congegno di ottone foggiato a tronco di cono per dimostrare alcuni effetti della pressione atmosferica".

Le esperienze sulla pressione atmosferica che possono essere condotte con questo semplicissimo strumento sono più di una, anche se quella principale è la rottura di una vescica. Il dispositivo è dunque un accessorio della Macchina pneumatica.

Per rompere una membrana di vescica, per prima cosa si provvedeva ad ingrassare il bordo di diametro minore del dispositivo. Questo accorgimento permetteva di impedire il passaggio d'aria a livello della superficie di contatto tra l'apparato e il piatto della macchina pneumatica sopra al quale si collocava lo strumento coassialmente al foro di aspirazione dell'aria. La membrana veniva invece saldamente fissata sfruttando il bordo sporgente dell'apparecchio d'ottone. Non restava a questo punto che estrarre l'aria intrappolata tra la membrana e il piatto.

A causa dell'abbassamento della pressione interna, la membrana, deprimendosi, veniva tensionata ad opera della pressione atmosferica, non più equilibrata. Ad un certo punto, la membrana non era più in grado di sopportare lo sforzo e si rompeva con una forte detonazione prodotta dal rapido ingresso dell'aria all'interno dello spazio a pressione ridotta. Non disponendo di una vescica, si adottata per l'esperienza di laboratorio un pezzo di guanto di gomma del tipo simile a quelli dei dentisti. Poiché la macchina pneumatica del Vecchio Gabinetto di Fisica è danneggia e incapace di funzionare, si usa il dispositivo del Moderno Gabinetto di Fisica. L'esperimento è di grande effetto, come il botto che si produce.

Per sperimentare empiricamente la notevole forza che si può avere sulle superfici ad opera della pressione atmosferica, non si doveva far altro che posizionare il palmo della mano in modo da chiudere il foro di minor diametro del dispositivo e posizionarlo, coassialmente al foro d'aspirazione, sul piatto della macchina pneumatica, avendo preso la precauzione di ingrassare il bordo di contatto. Estraendo l'aria, non si è più in grado di sollevare la mano, se non esercitando uno sforza notevole. Il motivo è lo stesso che tiene fortemente serrati fra loro gli Emisferi di Magdeburgo e cioè il venir meno sulla mano dell'equilibrio tra pressione esterna e pressione interna.

Che l'esperienza appena descritta possa esser realizzata senza problemi non ci sono dubbi. Tuttavia il fatto che essa abbia l'effetto collaterale, a causa della elevata depressione, di rompere i capillari sanguigni a livello del palmo della mano, porta ad avere una penuria di volontari disposti a fare da cavia nell'esperimento.