ottica - dischi di Newton
Disco di Newton
SCHEDA TECNICA
INVENTARISTATO
Disco di Newton per la ricomposizione della luce
Disco di Newton per la ricomposizione della luce
Disco di Newton
Disco di Newton
1818Nº //
1838753
P.A.18
1870161
1925b54
Completo
Danneggiato
Funzionante
Dimensioni
MATERIALI: cartone
BIBLIOGRAFIA & PRESTITI
DATABASE
Datazione: 1855 - 1856
Non esposto
Descrizione          Funzionamento: spiegazione - verifica          Testi&Curiosità


Immagine, Malfi, © D 2008
Fonti
Battelli A. - Cardani C. (1913) Vol. 2, pag. 216, fig. 165
Besso B. (1875) Vol. 1, pag. 308, fig. 165
Ganot A. (1861) pag. 333, fig. 165
Ganot A. (1883) pag. 407, fig. 165
Giordano G. (1862) Vol. 2, pag. 266, fig. 165
Milani G. (1869) Vol. 7, pag. 140, fig. 165
Privat Deschanel A. - Pichot (1871) pag. 714, fig. 165
 

Lo strumento, didatticamente molto efficace nella sua semplicità, aveva il compito di dimostrare che la luce bianca è formata dalla fusione dei colori (lunghezze d'onda) che costituiscono lo spettro della luce, colori che si possono ottenere per mezzo di un prisma. Ciò è quanto aveva dimostrato Isaac Newton (1642 - 1727) nel 1666 con degli esperimenti sulla scomposizione e sulla ricomposizione della luce solare, da cui il nome del dispositivo.

Ruotando in modo sufficientemente veloce il disco, esso diventava bianco, pur essendo formato da settori diversamente colorati. Quando si fissa una sorgente luminosa, l'immagine impressa sulla retina (parte sensibile alla luce dell'occhio) vi permane per un po' di tempo anche dopo che si è distolto lo sguardo dalla sorgente. Il fenomeno è detto persistenza dell'immagine retinica.

Nel caso del disco ogni colore impressionava la retina e lo stimolo permaneva anche dopo che il colore che l'aveva prodotto era stato sostituito da un altro colore. Il risultato era la fusione di tutti i colori del disco a livello della retina e conseguentemente il cervello interpretava le informazioni ricevute come quelle prodotte dal "colore" somma di tutti quelli che formano la luce del sole e perciò il disco appariva bianco, anche se ovviamente non lo è. Il cinema (ma non solo) sfrutta il fenomeno della persistenza dell'immagine retinica (Paxinoscopio).