ottica - dischi di Newton
Disco di Newton
SCHEDA TECNICA
INVENTARISTATO
Disco di Newton con roteggio
Disco di Newton con roteggio
1818Nº //
1838Nº //
P.A.Nº //
1870666
1925a390
Completo
Integro
Funzionante D
Dimensioni
MATERIALI: ottone, ferro, legno, cartone, vernice
BIBLIOGRAFIA & PRESTITI
DATABASE
Datazione: 5 aprile 1899
Nel Museo A. M. Traversi - Vetrina I
Descrizione          Funzionamento: spiegazione - verifica          Testi&Curiosità


Immagine, Malfi, © D 2008
Fonti
Battelli A. - Cardani C. (1913) Vol. 2, pag. 216, fig. 166
Besso B. (1875) Vol. 1, pag. 308, fig. 166
Clerc A. (1885) pag. 1007, fig. 166
Ganot A. (1861) pag. 333, fig. 166
Ganot A. (1883) pag. 407, fig. 166
Gelcich G. (1895) pag. 154, fig. 166
Giordano G. (1862) Vol. 2, pag. 267, fig. 166
Milani G. (1869) Vol. 7, pag. 140, fig. 166
Privat Deschanel A. - Pichot (1871) pag. 714, fig. 166
 

Lo strumento, didatticamente molto efficace nella sua semplicità, aveva il compito di dimostrare che la luce bianca è formata dalla fusione dei colori (lunghezze d'onda) che costituiscono lo spettro della luce, colori che si possono ottenere per mezzo di un prisma. Ciò è quanto aveva dimostrato Isaac Newton (1642 - 1727) nel 1666 con degli esperimenti sulla scomposizione e sulla ricomposizione della luce solare, da cui il nome del dispositivo.

Ruotando in modo sufficientemente veloce il disco, esso diventava bianco, pur essendo formato da settori diversamente colorati. Quando si fissa una sorgente luminosa, l'immagine impressa sulla retina (parte sensibile alla luce dell'occhio) vi permane per un po' di tempo anche dopo che si è distolto lo sguardo dalla sorgente. Il fenomeno è detto persistenza dell'immagine retinica.

Nel caso del disco ogni colore impressionava la retina e lo stimolo permaneva anche dopo che il colore che l'aveva prodotto era stato sostituito da un altro colore. Il risultato era la fusione di tutti i colori del disco a livello della retina e conseguentemente il cervello interpretava le informazioni ricevute come quelle prodotte dal "colore" somma di tutti quelli che formano la luce del sole e perciò il disco appariva bianco, anche se ovviamente non lo è. Il cinema (ma non solo) sfrutta il fenomeno della persistenza dell'immagine retinica (Paxinoscopio).