elettromagnetismo - Elettrodinamica - Macchine magneto-elettriche
Macchina per i disturbi nervosi
SCHEDA TECNICA
INVENTARISTATO
Macchina magneto-elettrica di Clarke "per i disturbi nervosi"
Macchina magneto-elettrica di Clarke "per i disturbi nervosi"
1818Nº //
1838Nº //
P.A.Nº //
1870638
1925a373
Completo M
Integro
Funzionante
Dimensioni
MATERIALI: rame, ferro, legno, carta, cuoio, seta, lacca
BIBLIOGRAFIA & PRESTITI
DATABASE
Datazione: 1894
Nel Museo A. M. Traversi - Vetrina N
Descrizione          Funzionamento: spiegazione - verifica          Testi&Curiosità


Immagine, Malfi, © D 2008
 

Lo strumento, firmato "Joseph Gray & Son, Truss Works, Sheffield", era un modello commerciale di macchina a induzione per effettuare delle terapie elettriche su pazienti sofferenti di disturbi nervosi ("Improved potent magneto-electric machine for nervous diseases").

La corrente elettrica veniva prodotta per induzione elettromagnetica facendo ruotare due bobine di filo nelle vicinanze dei poli di una calamita permanente a ferro di cavallo. Il sistema era quindi simile a quello presente nella macchina di Clarke. Un'áncora mobile, occultando più o meno i poli del magnete, variava il campo magnetico agente sulle bobine e quindi permetteva di regolare l'intensità della corrente da somministrare al paziente.

Dalle scritte all'interno del coperchio si apprende che il modello vinse il primo premio (medaglia d'oro) a Londra nel 1862 e la medaglia d'argento in una mostra a premio tenutasi a Parigi del 1878. Seguono le dettagliate istruzioni per l'uso (nella cura di mal di denti, tic dolorosi e nevralgie in genere) e dei consigli di prudenza.

Già nel XVIII secolo era stato proposto l'uso dell'elettricità (statica) per la cura di alcune malattie. Con l'invenzione della pila si pensò di sperimentare anche l'impiego delle cosiddette correnti "idro-elettriche". Queste terapie non sempre funzionavano e, leggendo lo Zantedeschi, nei pazienti "elettrizzati" non mancavano reazioni scomposte, quasi comiche, al passaggio della corrente.