Elettrostatica - Macchine elettriche - Elettrofori
Elettroforo di ebanite
SCHEDA TECNICA
INVENTARISTATO
Elettroforo di ebanite
Elettroforo di ebanite
1818Nº //
1838Nº //
P.A.Nº //
1870492
1925a285
Completo
Integro
Funzionamento NV
Dimensioni
MATERIALI: ottone, vetro, ebanite
BIBLIOGRAFIA & PRESTITI
DATABASE
Datazione: novembre 1881
Nel Museo A. M. Traversi - Vetrina L
Descrizione          Funzionamento: spiegazione - verifica          Testi&Curiosità


Immagine, Malfi, © D 2008
Fonti
Battelli A. - Cardani C. (1925) Vol. 4, pag. 278, fig. 164
Besso B. (1875) Vol. 3, pag. 48, fig. 164
Biot G.B. (1818) Vol. 3, pag. 140, fig. 164
Bouchardat A. (1851) pag. 209, fig. 164
Cavallo T. (1779) pag. 474, fig. 164
Clerc A. (1885) pag. 695, fig. 164
Despretz C. (1832) pag. 399, fig. 164
Drion Ch. - Fernet E. (1877) pag. 346, fig. 164
Ganot A. (1883) pag. 525, fig. 164
Ganot A. (1861) pag. 449, fig. 164
Giordano G. (1862) Vol. 2, pag. 88, fig. 164
Joubert J. (1889) pag. 28, fig. 164
Matteucci C. (1847) pag. 185, fig. 164
Milani G. (1869) Vol. 5, pag. 118, fig. 164
Murani O. (1906) Vol. 2, pag. 293, fig. 164
Privat Deschanel A. - Pichot (1871) pag. 435, fig. 164
Ròiti A. (1908) Vol. 2, pag. 91, fig. 164
Zamboni G. (1843) pag. 23, fig. 164
Zambra B. (1854) Vol. 2, pag. 364, fig. 164
 

L'elettroforo era una macchina elettrica, cioè di un dispositivo assai semplice e poco ingombrante (rispetto ad altri congegni con la stessa funzione) per la separazione delle cariche elettriche e la realizzazione di numerosissimi esperimenti in campo elettrostatico o per far funzionare alcuni particolari dispositivi (Accendilume elettrico).

L'elettroforo fu inventato nel 1775 dal fisico italiano Alessandro Volta (1745-1827), passato alla storia per aver ideato la prima pila (Vecchie pile a colonna). Egli lo utilizzò per generare la scintilla elettrica necessaria per far funzionare l'eudiometro (un misuratore d'ossigeno atmosferico) all'interno degli studi intrapresi sui gas a partire dal 1774 (Vecchia pistola di Volta). In un ogni elettroforo è presente un disco di resina (qui ebanite) applicato all'interno di un contenitore ligneo o metallico e di un disco metallico (oppure ligneo e ricoperto di foglie di stagno), detto "scudo", dal manico isolato.

Il dispositivo funzionava nel modo seguente. Una volta seccati il materiale isolante e lo scudo per riscaldamento, si strofinava vigorosamente la resina con una pelle di gatto, resina che si elettrizzava negativamente. Quindi si appoggiava sopra lo scudo, che si caricava positivamente sulla faccia a contatto con l'isolante e negativamente sull'altra. Non rimaneva che toccare con un dito la parte superiore dello scudo "sottraendogli il fluido negativo". Staccando lo scudo esso manifestava una carica positiva con cui elettrizzare altri corpi o far scoccare scintille.

Con opportuni accorgimenti nell'utilizzo della macchina elettrica la resina poteva rimanere caricata anche per mesi, cosa che rendeva il dispositivo assolutamente singolare per l'epoca.