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Lampada a luce di magnesio
SCHEDA TECNICA
INVENTARISTATO
Lampada a luce di magnesio
Lampada a luce di magnesio
1818Nº //
1838Nº //
P.A.Nº //
1870336
1925b118
Completo
Danneggiato
Funzionamento X
Dimensioni
MATERIALI: ottone, ferro, acciaio, legno
BIBLIOGRAFIA & PRESTITI
DATABASE
Datazione: 1868 - 1874
Nel Museo A. M. Traversi - Vetrina I
Descrizione          Funzionamento: spiegazione - verifica          Testi&Curiosità


Immagine, Malfi, © D 2008
Fonti
Battelli A. - Cardani C. (1913) Vol. 2, pag. 188, fig. 132
 

Si tratta di una luminosissima sorgente di luce artificiale. La combinazione del magnesio (un metallo) con l'ossigeno atmosferico dà vita a una reazione di combustione con rilevante sviluppo di luce. Il magnesio, per questa sua caratteristica, ha trovato (e trova tuttora, si pensi alla fotografia) notevoli applicazioni come fonte di luce e questo strumento ne è una prova più che evidente.

Un meccanismo a orologeria entro il contenitore cilindrico del combustibile in lamiera di ferro faceva avanzare il metallo sotto forma di filo lungo il tubo d'adduzione posto di fronte allo specchio metallico e pressappoco in corrispondenza del suo fuoco. In questo modo la reazione chimica, una volta innescata, era sempre rifornita di reagente. Lo specchio aveva il compito di riflettere in avanti la luce emessa, mentre la sporgenza metallica serviva da protezione quando la lampada accesa veniva appoggiata su una superficie.

Merita sottolineare lo stretto legame che questo dispositivo ha con la fotografia; anzi, esso nasce in ambito fotografico, per poi trovare anche un impiego sperimentale nei laboratori. Di fatto tale lampada è l'antenato del moderno flash e dei fari per effettuare fotografie. In fotografia è necessario che il soggetto da immortalare sia sufficientemente illuminato per ottenere un risultato soddisfacente, da cui il bisogno di una forte sorgente di luce.

Dai primi pionieristici tentativi (1859) di usare la combustione della polvere di magnesio (rara e per questo costosissima) come sorgente di luce, si passò a impiegare il filo al magnesio (1865) e a inventare un dispositivo (la lampada al magnesio appunto) munito di un sistema in grado di regolare la velocità di apporto di combustibile (filo di magnesio) in funzione della velocità di risalita della fiamma. Infatti un meccanismo a orologeria entro il contenitore cilindrico in lamiera di ferro faceva avanzare il metallo sotto forma di nastro lungo il tubo d'adduzione posto di fronte allo specchio metallico. In questo modo la reazione chimica, una volta innescata, era sempre rifornita di reagente. Il nastro esce dal tubo d'ottone pressappoco in corrispondenza del fuoco dello specchio concavo, che aveva il compito di riflettere in avanti la luce emessa, mentre la sporgenza metallica serviva da protezione quando la lampada accesa veniva appoggiata su una superficie.

Charles Todd presentò nel settembre del 1867 la lampada al magnesio in occasione della visita del Duca di Edimburgo. Anche in questo caso le nuove invenzioni del progresso vengono prontamente acquistate per essere usate nel gabinetto di fisica e mostrate agli studenti.