elettromagnetismo - Elettrodinamica - Macchine magneto-elettriche
Macchina di Palmieri
SCHEDA TECNICA
INVENTARISTATO
Macchina telluro-magnetica di Palmieri
Macchina telluro-magnetica di Palmieri
Apparecchio per le correnti telluriche
Apparecchio per correnti telluriche
1818Nº //
1838735
P.A.1
1870342
1925a224
Incompleto
Danneggiato
Funzionamento NV
Dimensioni
MATERIALI: ottone, rame, ferro, legno, seta
BIBLIOGRAFIA & PRESTITI
DATABASE
Datazione: 1852 - 1853
Nel Museo A. M. Traversi - In sala
Descrizione          Funzionamento: spiegazione - verifica          Testi&Curiosità


Immagine, Malfi, © D 2008
Fonti
 

Si trattava di un generatore di corrente a induzione elettromagnetica chiamato macchina telluro-magnetica (o semplicemente anello) di Palmieri, dispositivo ideato da Luigi Palmieri (1807-1896) nel 1845 oppure anello di Delzenne, dal nome del fisico Charles E. J. Delzenne che ne ideò un modello simile nel 1844.

La presenza nel nome della macchina di parole che richiamano il vocabolo latino tellus = terra ha la seguente giustificazione: lo strumento faceva uso del campo magnetico terrestre per indurre una corrente elettrica nel lungo filo di rame coperto di seta che circonda il perimetro dell'ovale ligneo.

In altre parole la funzione del magnete permanente o dell'elettromagnete presenti nelle macchine a induzione era qui svolta dal debole campo magnetico del nostro pianeta. La corrente indotta veniva prelevata dal lato opposto a quello dell'ingranaggio attraverso un commutatore (andato perduto) simile a quello visibile nella macchina di Clarke.

Lo strumento veniva orientato, seguendo le indicazioni di un semplice ago calamitato, in modo che l'ovale si trovasse perpendicolare alle linee di forza del campo magnetico terrestre ovvero con l'asse secondo la direzione Ovest-Est. Così facendo la corrente indotta era massima. Quindi non rimaneva che girare velocemente l'ovale agendo sull'ingranaggio. Infatti l'intensità della corrente indotta dipende anche dalla velocità con cui si muove la spira di filo rispetto al campo magnetico terrestre (che è ovviamente costante nel tempo).

Per poter essere esposto lo strumento ha subito un delicato e laborioso lavoro di recupero e restauro. La macchina, totalmente smembrata, fu infatti collocata molti decenni fa in un umido magazzino, qui abbandonata a ruggine e polvere e presto dimenticata.

Per la verità va osservato che non mancarono controversie sul fatto che sia stato effettivamente il Palmieri a scoprire i fenomeni telluro-magnetici invece del prof. Santi Linari. Nel suo Trattato di fisica elementare (volume III, parte II, pagg. 418-419) lo Zantedeschi, schierandosi a favore del Linari, scrive senza mezzi termini: "[...] questi fenomeni furono ottenuti dal Linari e dal Palmieri. L'illustre prof. di Siena nel dicembre del 1839 si era a Napoli recato, per curarsi di una malattia d'occhi, [...] e questa fu l'occasione in cui il Palmieri, nuovo ancora alla scienza e sconosciuto ai dotti, con istanze e preghiere cercò di unirsi in società scientifica al Nestore dei Fisici Italiani; essa fu conchiusa il 12 Febbraio 1841 sulle basi, che il lavoro scientifico fosse comune e ben equilibrato, e che in conseguenza ciò che potessero ottenere fosse in comune sempre e di pari gloria ed onore. Veggiamo poi nei Giornali con nostra sorpresa che nel 1844 si divise dalla società del Linari per attribuirsi intiera la gloria di alcuni fenomeni, che infatto ad entrambi sono comuni. Il Palmieri prima che entrasse in società col Linari non fece niente di nuovo; non fu che un semplice ripetitore delle esperienze del Faraday, Nobili, Antinori, Fazzini, e Zantedeschi. Al Linari egli deve scienza e celebrità, e lo ha concambiato coll'ingratitudine la più mostruosa. S'abbia egli l'illustre professore di Siena questo tributo di lode, e questo monumento non perituro di estimazione." In altri punti del Trattato su differenti questioni lo Zantedeschi esprime la propria posizione con simile durezza, a testimonianza di un carattere piuttosto pepato.