elettromagnetismo - Elettrostatica
Moto rotatorio di Zamboni
SCHEDA TECNICA
INVENTARISTATO
Un moto rotatorio del Prof. Zamboni
Un moto rotatorio del Prof. Zamboni
Vecchi apparati con pile secche
Vecchi apparati con pile secche
1818514
1838374
P.A.Nº //
1870270a
1925a185
Incompleto
Danneggiato
Non funzionante
Dimensioni
MATERIALI: ottone, rame, legno, vetro
BIBLIOGRAFIA & PRESTITI
DATABASE
Datazione: 1826 - 1827
Nel Museo A. M. Traversi - Vetrina M
Descrizione          Funzionamento: spiegazione - verifica          Testi&Curiosità


Immagine, Malfi, © D 2008
Fonti
Ganot A. (1861) pag. 485, fig. 454
Ganot A. (1883) pag. 569, fig. 454
Jamin J. (1880) pag. 355, fig. 454
Zamboni G. (1843) pag. 86, fig. 454
 

Si trattava di uno dispositivo ludico che utilizzava due pile secche o pile di Zamboni per mantenere in continua rotazione un bilanciere metallico sospeso alla punta sopra la colonna centrale.

Da ciascuna pila pendeva infatti una pagliuzza metallica. Questa, toccata la lastra metallica del bilanciere, la caricava e poi respingeva elettrostaticamente. La pagliuzza dell'altra pila secca (montata a poli invertiti) attraeva invece la lastra, la caricava per contatto con carica di segno opposto e respingeva. Il moto rotatorio proseguiva fino a esaurimento delle pile secche.

Nel 1812 Giuseppe Zamboni (1776-1846) inventò la pila secca, detta così perché non si avevano soluzioni elettrolitiche al suo interno come, per esempio, quelle della pila voltiana (Vecchie pile a colonna). Una pila secca si otteneva sovrapponendo tanti dischetti (anche fino a 1800) ricavati dal taglio di strati di sette o otto fogli di carta ricoperti da un lato di stagno e dall'altro di biossido di manganese finemente polverizzato e fissato con del grasso. Alle estremità della pila si poneva un disco di rame. In ogni pila il dischetto di rame che comunicava con lo stagno era il polo negativo e quello lato biossido di manganese il polo positivo. Generalmente la pila secca era collocata all'interno di una camicia di vetro ricoperta di mastice.

Le pile secche, accanto ad applicazioni scientifiche (Elettroscopio a pile secche), vennero inoltre applicate per la costruzione di curiosi apparati il cui moto poteva durare ininterrottamente per parecchi decenni (Pendolo di Zamboni).