Elettromagnetismo - elettrochimica
Pile a un solo liquido
SCHEDA TECNICA
INVENTARISTATO
Due elementi voltiani alla Volaston di rame e zinco
Pile a un solo liquido
Pile a un solo liquido
1818Nº //
1838539
P.A.Nº //
1870274
1925a188
Completo
Integro
Funzionante
Dimensioni
MATERIALI: ottone, zinco, rame, legno, mastice, lacca
BIBLIOGRAFIA & PRESTITI
DATABASE
Datazione: 1839 - 1840
Nel Museo A. M. Traversi - Vetrina N
Descrizione          Funzionamento: spiegazione - verifica          Testi&Curiosità


Immagine, Malfi, © D 2008
Fonti
Jamin J. (1880) pag. 347, fig. 283
 

Rispetto alla pila di Volta (Vecchie pile a colonna) questi due dispositivi elettrochimici del Vecchio Gabinetto di Fisica ne costituiscono un evoluzione. In particolare si tratta di una pila di Wollaston o a tazze (Pila a corona di tazze) con una sola tazza, cioè con un solo elemento o coppia bimetallica, per usare le parole di Alessandro Volta. Si osservi che il termine pila (di origine francese) indica ormai in senso lato un qualsiasi dispositivo elettrochimico in cui si sfrutta una reazione d'ossidoriduzione spontanea. Esso cioè è passato dalla descrizione della particolare diposizione uno sopra l'altro di elementi metallici alla generica caratterizzazione del dispositivo elettrochimico utilizzato per produrre correnti elettriche, indipendentemente dalle effettive modalità costruttive (che ben presto non prevederanno più la presenza di dischi sovrapposti, come in questo caso).

I due dispositivi differiscono leggermente nell'altezza e nel diametro della base circolare in ottone e del cilindro di vetro, mentre il principio di funzionamento è lo stesso di quello delle Vecchie pile a colonna ovvero della pila di Volta. Ciascun dispositivo è formato da un involucro cilindrico di vetro (la tazza della pila) chiuso nella parte inferiore da una base circolare di rame. La tenuta è assicurata dalla presenta di mastice. Il contenitore di vetro ha la funzione di ospitare il conduttore di seconda classe della pila, generalmente una soluzione acquosa diluita di acido solforico, anche se era possibile utilizzare il comune sale da cucina NaCl. Si scioglie in acqua un elettrolita allo scopo di aumentare la conducibilità elettrolitica dell'acqua pura, che è assai ridotta anche se non nulla.

I conduttori di prima classe, una lamina di zinco ed una di rame, sono sorretti in posizione verticale da un raccordo in ottone il quale è ancorato a vite ad un disco di legno. Da esso spuntano i due poli della pila, in ottone, i quali sono dotati ciascuno di una vite per agevolare il collegamento elettrico tra pila e circuito da alimentare. L'esemplare Nº 274b reca uniti ai poli i cosiddetti "scaricatori", cioè due tratti di filo di rame coperti di filo di seta, i quali potevano essere uniti tra di loro per provocare (nei modelli di pila più potenti con tanti elementi in serie) una scintilla oppure, nella loro funzione principale, di collegare la pila a un circuito elettrico. Era infatti più agevole attorcigliare all'occaisone tra loro due fili di rame che svitare e riavvitare le viti a pressione dei poli.

Dalla verifica di funzionamento (Malfi, 20 marzo 2003) è emerso che entrambi gli strumenti sono perfettamente funzionanti (del resto non ci sono parti delicate o meccanismi che possono rompersi) e quindi tranquillamente utilizzabili durante le ore di laboratorio di chimica o per pubbliche dimostrazioni nel laboratorio di fisica.