ottica
Dipleidoscopio
SCHEDA TECNICA
INVENTARISTATO
Prisma di passaggio di Plössl
Prisma di passaggio di Plössl
Prisma con cannocchiale
Prisma con cannocchiale
1818Nº //
1838736
P.A.10
1870192
1925a134
Completo
Integro
Funzionante
Dimensioni
MATERIALI: ottone, ferro, vetro
BIBLIOGRAFIA & PRESTITI
DATABASE
Datazione: 1853 - 1854
Costruttore: Georg Simon Plössl (1794-1868)
"Plössl in Wien"
Nel Museo A. M. Traversi - Vetrina H
Descrizione          Funzionamento: spiegazione - verifica          Testi&Curiosità


Immagine, Malfi, © D 2008
 

Lo strumento, che reca la firma del costruttore "Plössl in Wien", serve a determinare con precisione variabile da 5 a 10 secondi il mezzogiorno locale, ossia l'istante in cui il sole passa per il meridiano del luogo, da cui il nome di "Prisma di passaggio" riportato nell'Inventario del 1838 e nei Programmi Annuali.

Nel principio di funzionamento un simile dispositivo (cui venne dato il nome di cannocchiale iconantidiptico) fu concepito in ambito astronomico nel 1821 da Giovanni Battista Amici (1786-1863), anche se l'idea di realizzare una particolare forma di meridiana venne ripresa nel 1844 dopo un viaggio a Berlino.

Questo dispositivo, del quale all'epoca non era ancora noto l'utilizzo, è stato oggetto di studio in occasione del transito di Venere del giugno 2004. Nell'oculare vi è la presenza di un sistema in grado di attenuare la radiazione solare fino a consentire la visione diretta del disco. Fu formulata l'ipotesi (prof. Paolo Bonavoglia) che lo strumento servisse per calcolare l'ascensione retta di una macchia solare e, ripetendo la misura a distanza di uno o più giorni, il periodo di rotazione del Sole su se stesso. Successive ricerche hanno poi consentito di capirne l'utilizzo.

Il nome iconantidiptico, di evidente origine greca, è formato dai lemmi eikón = immagine, diptuchés = doppio e antiáo = vado incontro. Esso di fatto descrive il comportamento dell'immagine del disco solare, anzi, delle due immagini del sole, all'interno dell'oculare. Il nome dipleidoscopio è invece formato dalle parole greche diplóos = doppio, eikón = immagine e skopéo = osservo.

Il campo visivo dell'oculare è diviso in due porzioni rispetto al diametro verticale: in una si vede l'immagine diretta del disco solare, mentre nell'altra porzione si osserva l'immagine speculare. Tra l'oculare e il sole è infatti interposto un prisma triangolare isoscele con vertice ad angolo ottuso, il quale produce per riflessione totale a livello della base l'immagine speculare del disco solare. Si vedono quindi due immagini del sole.

Nel suo moto apparente in cielo, il sole si sposta da Est verso Ovest, e così l'immagine diretta entro l'oculare, mentre la sua immagine speculare appare muoversi in senso contrario, cosicché le due immagini del sole si muovono con moti opposti e finiscono per incontrarsi, se l'osservazione viene condotta prima di mezzogiorno. Se l'oculare dello strumento è posizionato parallelamente al meridiano locale, in corrispondenza del mezzogiorno, le due immagini del disco solare risultano perfettamente coincidenti. Il cogliere quest'attimo di coincidenza avviene con un errore di circa 5-10 s.