elettromagnetismo - Elettrodinamica - Rocchetti
Macchina elettro-magnetica a corrente indotta
SCHEDA TECNICA
INVENTARISTATO
Macchina elettro-magnetica a corrente indotta
Macchina elettro-magnetica a corrente indotta
Vecchio rocchetto d'induzione
Vecchio rocchetto d'induzione
1818Nº //
1838742
P.A.4
1870326
1925a215
Incompleto
Danneggiato
Non funzionante
Dimensioni
MATERIALI: rame, argento, oro, legno, vetro, seta, vernice
BIBLIOGRAFIA & PRESTITI
DATABASE
Datazione: 1852
"Giov. Batta Battocchi di Verona migliorò, amplificò, costrusse. Volante e Commutatore del'Att.te Vincenzo Vignola"
Nel Museo A. M. Traversi - Vetrina L
Descrizione          Funzionamento: spiegazione - verifica          Testi&Curiosità


Immagine, Malfi, © D 2008
Fonti
 

Lo strumento era una "macchina elettro-magnetica" a corrente indotta di tipo Callan ovvero un dispositivo precursore dei più famosi rocchetti d'induzione di Ruhmkorff (Rocchetto di Ruhmkorff).

Il prete irlandese Nicholas J. Callan (1799-1864) fu il vero inventore nel 1836 del primo rocchetto d'induzione ovvero di una macchina in grado di generare elevatissime tensioni (addirittura 600000 volt!) basata sull'induzione elettromagnetica.

Dispositivi di questo tipo possono essere visti come un trasformatore elevatore di tensione con la corrente continua del primario (proveniente da una pila) interrotta per mezzo di un commutatore elettromeccanico (Callan) o "dinamomagnetoelettrico" a mercurio, come presente nella macchina in esposizione. Heinrich D. Ruhmkorff (1803-1877) migliorò con innovazioni fondamentali la macchina ideata da Callan, tanto da passare alla storia come l'inventore del rocchetto d'induzione grazie agli efficienti modelli da lui costruiti e commercializzati a partire dal 1851.

L'apparecchio presenta una serie di indicazioni e firme all'interno di ovali in argento (fissati entro le merlature lignee sopra la bobina di filo isolato) che ne hanno permesso la datazione. Vi si legge: "Volante e Commutatore dell'Att.te Vincenzo Vignola", "Macchina d'induzione magnetoelettrica", "Premiata con medaglia d'oro e d'argento dall'I.R. Istit. Veneto e dall'Accademia di Verona", "Giov. Battacchi di Verona migliorò, amplificò e costrusse". Dalla motivazione del premio (medaglia d'argento) dell'Istituto Veneto (la scritta sullo strumento è mal costruita) apprendiamo che la macchina possedeva "straordinaria energia per esattezza degli isolamenti e dei contatti" e che era per di più dal "prezzo assai temperato".