elettromagnetismo - Elettrostatica
Tubo fosforescente
SCHEDA TECNICA
INVENTARISTATO
Tubo fosforescente
Tubo fosforescente
1818Nº //
1838Nº //
P.A.Nº //
1870477
1925a280
Completo
Integro
Funzionante D
Dimensioni
MATERIALI: mercurio, cartone, vetro
BIBLIOGRAFIA & PRESTITI
DATABASE
Datazione: novembre 1880
Nel Museo A. M. Traversi - Vetrina M
Descrizione          Funzionamento: spiegazione - verifica          Testi&Curiosità


Immagine, Malfi, © D 2008
Fonti
 

Si trattava di uno strumento per evidenziare l'elettrizzazione per strofinio del mercurio quando il metallo veniva agitato all'interno del tubo che lo contiene.

Il nome dato non deve trarre in inganno; fosforescente si deve qui intendere in grado di emettere luce "per elettricità", come si inquadrava all'epoca il fenomeno, e non legato alla fosforescenza (Telaio con tubi fosforescenti) conseguente alla radiazione elettromagnetica.

Lo strumento ospita una piccola quantità di mercurio a bassa pressione. Il tubo interno è a diametro variabile, a differenza della camicia esterna. Agitando al buio la fialetta, lo sfregamento del mercurio contro le pareti lo elettrizzava allo stesso modo in cui si elettrizza una penna sfregandola con un panno di lana. Così sulla superficie del metallo si sviluppavano scariche elettriche (come quelle che si osservano togliendosi un maglione di lana al buio) che facevano brillare debolmente il tubo con luce azzurrina.

Queste particolari scariche elettriche furono osservate inizialmente da Jean Picard (1620-1682) sopra il mercurio alla testa dei tubi barometrici (dove si ha il cosiddetto vuoto torricelliano). Johann Bernuolli (1667-1748) mostrò che questa luce era legata al moto del mercurio, da cui il nome di "fosforo mercuriale" dato al fenomeno. Era iniziato un percorso di studi che porteranno ai tubi di Geissler e a quelli di Crooks (Tubo a raggi catodici con croce di Malta).